Ing. Mauro Ardizzone
Tratto dal numero di Settembre 2016 di Punto di Vista
Mauro, innanzitutto congratulazioni per la recente elezione. Non ti chiederò di fare paragoni che non hanno alcun senso, ma ti voglio proprio fare questa domanda: cosa ti stimola di più nel partecipare attivamente alla direzione di un’associazione datoriale?
Per me far parte di ADLI significa impegnarsi quotidianamente con una volontà comune di collaborazione professionale, rappresentandone una “costola” che si impegni a dare il suo contributo alla soluzione dei problemi agli associati. Vuol dire lavorare in team, far parte di un gruppo che ti stimola e con, il confronto, ti fa crescere, anche professionalmente e, nella nostra professione, questo è fondamentale.
Sei un ingegnere di grandissima esperienza: questo conta nella carica che ricopri? Se si, quanto?
Ti ringrazio per la grandissima esperienza… anche se così mi fai sentire, mannaggia, un pochino “invecchiato”
Negli ultimi anni stiamo assistendo a diversi cambiamenti nel campo della materia sulla sicurezza nel lavoro: cambiamenti che vanno dagli approcci metodologici al sorgere di nuove qualifiche professionali, sicuramente questi cambiamenti ci dicono che la materia di cui ci occupiamo sta acquistando sempre maggiore autonomia ed importanza e sta diventando, per chi la svolge, una professione nuova con delle caratteristiche peculiari. Quindi l’esperienza che ti da quel contatto diretto con il cliente, che si svolge attraverso continui sopralluoghi e incontri, direi che è di fondamentale importanza, oltre al titolo professionale.
Ho sentito che lo spirito che anima gli aderenti al network della Fondazione Assosafe è quello del “lavorare con” invece del “lavorare per”. Ci puoi spiegare in cosa consiste questa metodologia di “progettazione partecipata”?
Con progettazione partecipata, definizione che si rifà al vocabolo inglese “partnership” mutuato dalle scienze politiche sociali di scuola anglosassone, si intende una modalità di collaborazione tra i vari attori sociali al fine di perseguire un obiettivo sociale e, indirettamente un vantaggio per i partecipanti ad un progetto, quindi il “ lavorare per” è proprio lo spirito associativo di cui ti parlavo prima, ovvero quello di considerare il cliente come un persona che lavora al tuo fianco per creare nuove idee e nuovi progetti da condividere. In pratica la progettazione partecipata si può definire un vero e proprio processo educativo.: facendo lavorare insieme diverse persone si permette la conoscenza reciproca, si comprendono e si risolvono i problemi degli altri, questo è peraltro anche uno degli scopi di ADLI.
Pensi che la valorizzazione delle risorse e delle competenze sia oggi una scelta vincente?
La tua domanda potrebbe essere il titolo di una tesi in economia delle risorse umane. Ci sarebbero troppi parametri da analizzare, ti rispondo convinto si, decisamente. Anche perché Competenza è la sintesi di tre componenti: la conoscenza, cioè l’ambito del sapere concettuale; l’abilità cioè l’aspetto operativo della competenza e il comportamento, ovvero il modo di agire. Dobbiamo investire sulle persone.
Stiamo assistendo ad un’evoluzione della Normativa sulla Sicurezza in Italia. Cosa pensi del nuovo Accordo Stato Regioni?
Senz’altro migliorabile: non si comprende, in particolare, l’abolizione di molti corsi di formazione che prima potevano essere svolti in modalità e-learning. Pensare di tornare ad erogare corsi di 32h in aula agli R.L.S. per 32 ore è estremamente negativo, sia per chi come noi svolge le docenze, sia per gli R.L.S.
Il lavoro del Centro di Ricerca istituito da ADLI, in collaborazione con la Fondazione Asso.Safe, ha, tra i vari obiettivi, quello di rendere i professionisti del settore, i datori di lavoro, i lavoratori, sempre più edotti ed autonomi nel riconoscere, analizzare e gestire le attività lavorative (non solo eventuali situazioni di conflitto), nel viver quotidiano, fornendo informazioni e strumenti concreti. Si passa da un contesto, per definizione, prettamente teorico, ad uno pratico. Ci puoi spiegare come avviene?
Cercherò di essere breve nella risposta, anche se potrei davvero parlare per ore su questo argomento. Per modello teorico si intende uno “schema teorico di riferimento” che diventa lo strumento indispensabile, in funzione del “saper fare”. È indispensabile precisare che i modelli teorici non sono dati a priori, ma costituiscono dei veri strumenti che vanno costruiti sulla base della prassi operativa, della sperimentazione e della ricerca, alla luce di ipotesi teoriche: ed è quello che capita con l’evoluzione della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
È dalla combinazione del ”saper fare” e del “sapere teorico” che scaturisce il “sapere professionale” che troverà applicazione nella prassi e, dalla prassi trarrà gli elementi per la concettualizzazione di un nuovo sapere professionale.
In qualità di vicepresidente di ADLI, consentimi di dire, con un pizzico di orgoglio che voglio palesare, che, il lavoro che sta svolgendo il Centro di Ricerca, in collaborazione con la Fondazione Assosafe, è orientato allo studio della teoria per la pratica, in quanto la costruzione di modelli di analisi delle norme, quindi del sapere, gettano le basi di intervento metodologico per la pratica.
Affermo con convinzione che Modello e Metodologia sono due elementi inscindibili e complementari nell’azione professionale, entrambi fondamentali, ma insufficienti se analizzati da soli: non è corretto rifarsi alle norme senza calarle nel processo pratico, così come non è possibile seguire esclusivamente procedimenti pratici senza far rifermento ad un modello normativo. Ed è quello che facciamo noi: studiamo le norme e insegniamo, nella pratica, una corretta applicazione delle stesse.
Grazie Mauro, sei stato molto chiaro. Ti auguro buon lavoro e ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato e per le tue risposte sempre puntuali e chiarificatrici.
Sede Regionale Lombardia Asso.Safe
Sede Regionale Lombardia A.D.L.I.